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sia questo il tempo
affanni ...
post pubblicato in Diario, il 15 dicembre 2008


 

la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969 Giuseppe Pinelli cadeva dalla finestra
della questura di Milano dove era stato sottoposto per ore ad interrogatorio
 perché sospettato , in quanto anarchico, della bomba alla banca dell’Agricoltura
 in Piazza Fontana.

Morì due ore dopo in ospedale.




Estratto dall' intervista di Giuseppe D' Avanzo a Licia Pinelli.

"E' il mio destino ricordare. Per lungo tempo i ricordi mi venivano incontro e s'impadronivano
della mia vita, quasi la schiacciavano. Sapevo di doverli tenere lontani, ma  era un lavoro
doloroso e spesso inutile. Ora, con quel che succede, i ricordi mi sono di nuovo tutti addosso
 e mi lasciano angosciata, pietrificata in un passato che non vuole passare.
Guardi le mie mani...".

Licia Pinelli abita in una via appartata nei pressi di Porta Romana.
La casa è ordinata, e silenziosa, le stanze sono in ombra.
Non sediamo in salotto, ma in cucina intorno al tavolo tondo con la cerata.
Beviamo una gazzosa. Licia Pinelli stende le sue mani sul tavolo per
fermarne il tremore. Quando finalmente decide di parlare ancora - ora ha le mani chiuse a pugno -
dice con un soffio di voce e d'impeto, come per un'urgenza che le brucia in petto:

"Immagino soltanto una soluzione per questa tragedia lunga trent'anni: chi, quella notte,
era nella stanza al quarto piano della questura di Milano, parli, racconti la verità.
La verità  è giustizia e soltanto la verità  potrà  rimarginare le nostre ferite

Signora, ci deve essere da qualche parte una strada per chiudere questa stagione
di odio e di morte. Non crede che ognuno, per la sua parte, dovrebbe cercarla?

"Io credo che quella strada possa essere soltanto la verità , non la menzogna o la disattenzione
o l'oblio. Soltanto la verità  potrà  fermare il tremore delle mie mani, restituirmi
una quiete capace di tenere lontani i ricordi. Voglio conoscere la verità .
Non mi interessa la punizione dei colpevoli. Non mi piacciono le prigioni,
non è  in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori.
Voglio sapere chi ha fatto che cosa. Chiedo che siano attribuite delle responsabilità .
Mio marito è  entrato vivo in una questura, ne è  uscito morto. Perchè?
E chi ne è  responsabile? Uno Stato forte e credibile sa afferrare e sopportare la verità.
Se è spaventato dalla verità, quello Stato rinuncia a se stesso, si indebolisce, perde,
si dichiara sconfitto. Per ritornare alla sua domanda, la strada per chiudere questa
maledetta stagione di odio può essere soltanto la giustizia".

Parola alquanto sbiadita, non le pare?

"Non parlo della giustizia dei tribunali, ormai. Per me, giustizia è la consapevolezza
degli uomini di che cosa è  accaduto. Che si sappia chi ha ucciso Pino.
Chi ha ucciso Pino ne sia riconosciuto responsabile. Chi sa, trovi il coraggio
 di dire la verià :  è la sola strada verso una pacificazione che sappia
 liberarci del passato".

La Repubblica. 18 maggio 2002.



Particolare della lapide su cui si intravvede la poesia di Edgar Lee Masters, Carl Hamblin, ripresa
dall'
Antologia di Spoon River



Epitaffio di Carl Hamblin

La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:
“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati
ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete d’oro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
‘Non guarda in faccia a nessuno’.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”.

                                                                             

funerali di Pinelli.

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